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Trieste, Il portale della città di Trieste - Informazioni, appuntamenti e eventi per residenti e turisti

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Non troverete qui notizie di politica locale o cronaca nera, bensi gli appuntamenti, gli eventi, le manifestazioni, i concerti e quant' altro possa allietare il turista o il triestino.

Bavisela 2012

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A Trieste dopo la Barcolana l' evento importante è la Bavisela, la Maratona d'Europa, organizzata dalla "Nuova Bavisela" é in programma a Trieste il prossimo 6 maggio.
 
La 13.a Maratona d'Europa (percorso da Gradisca d'Isonzo a Trieste), la Maratonina dei Due Castelli sul percorso Duino-Trieste, e la non competitiva Bavisela Family, 7 km dal castello di Miramare a piazza Unità d'Italia, transitando attraverso lo storico Porto Vecchio.
 
Importante anteprima della manifestazione sarà la prima edizione della Staffetta del Ricordo, Gemona-Trieste di 95 km, dedicata alla straordinaria ricostruzione operata dai friulani dopo il terremoto del 6 maggio 1976. L'ultimo staffettista sarà il campione europeo dei 5mila metri a Praga 1978, Venanzio Ortis, che il prefetto Alessandro Giacchetti accoglierà in piazza Unità d'Italia alle 20.30 di sabato 5 maggio.
 
In totale, nel primo week end di maggio, a Trieste sono attesi 11mila atleti da tutta Europa, con elevate punte di partecipazione da Austria, Slovenia e Stati Uniti. Tra le iniziative abbinate alla Bavisela 2012 anche azioni di solidarietà, come lo spazio dedicato alla partnership illycaffè-Telethon, il progetto Bavisela al Buio con l'Unione italiana Ciechi, la prima edizione di Medici di Corsa e la promozione della salute e della prmarchi a supporto dell'evento.

la Stock va via da Trieste

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un altro storico pezzo dell'industria storica cittadina, che vi affondava le radici fin dai tempi dell'Impero Austroungarico, se ne va. La Stock Spirits Group ha annunciato improvvisamente oggi la chiusura della storica fabbrica nel capoluogo giuliano e il trasferimento da giugno della produzione nello stabilimento in Repubblica Ceca.
 
La decisione è stata comunicata oggi dalla società triestina ai sindacati, durante un incontro convocato nella sede di Confindustria. Alla base della chiusura, «un contesto commerciale che risente della contrazione dei consumi e la necessità di restare competitivi, consolidando la produzione per ridurre i costi e aumentare l'efficienza. Lo stabilimento di Trieste rimane non sostenibile a livello economico rispetto agli altri siti produttivi», recita una nota della proprietà.
 
La chiusura della fabbrica triestina coinvolge 30 persone, 28 delle quali dipendenti diretti, tra impiegati e operai, e due dirigenti, più altre ricadute nelle aziende dell'indotto per trasporti e logistica.
 
La reazione dei lavoratori è stata immediata: al termine di un'assemblea è stato deciso il blocco della produzione per due giorni, con contestuale sciopero per un «pacchetto» complessivo di 16 ore, e un percorso di sensibilizzazione delle istituzioni politiche locali.
 
A ben vedere, si tratta dell'ultimo capitolo di un progressivo affievolimento del ruolo della fabbrica giuliana, parallelo all'allontanamento del centro decisionale aziendale da Trieste. L'ultima ristrutturazione, avviata nel 2008 con la proprietà, il Fondo statunitense Oaktree, ha portato i dipendenti da 59 agli attuali 28, che hanno dato - secondo i sindacati - conseguenze positive in termini di produttività e competitività. Allo stesso tempo tuttavia sono stati trasferiti a Milano la dirigenza e l'amministrazione. Fino all'attuale decisione di chiudere anche l'ultimo presidio di una tradizione nata nel 1884.
 
«Colpisce negativamente - affermano i lavoratori - la superficialità con la quale un marchio storico quale la Stock, così legato all'immagine di Trieste, sia definitivamente cancellato dalla storia della città. L'ennesimo impoverimento del tessuto industriale della provincia di Trieste».
 
La storia inizia nel 1884. La storia della Stock di Trieste ebbe inizio nel 1884, quando il diciottenne di origine dalmata Lionello Stock aprì, assieme al socio Carlo Camis, una piccola distilleria a vapore nel rione di Barcola.
 
L'intenzione era quella di distillare i vini delle zone vicine, ricercati dai francesi per produrre cognac quando un'infezione di peronospora distrusse i raccolti della Charente.
 
Nacque il «Cognac Stock Medicinal» cui si affiancherà, nel 1935, il «1884 Cognac Fine Champagne» destinato nel 1955 a diventare il famoso «Brandy Stock 84».
 
Al termine della Prima Guerra Mondiale vennero costruiti stabilimenti in Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Jugoslavia, con sbocchi commerciali anche in Egitto, Palestina, Stati Uniti e Brasile. Il successo si basa anche sul ricorso sistematico al marketing e alla pubblicità, veri valori aggiunti per i prodotti Stock.
 
Dopo la seconda guerra mondiale, in cui alcuni stabilimenti italiani vengono distrutti e quelli nell'Est europeo nazionalizzati, muore nel 1948 il fondatore. Sul brandy però la Stock costruisce il proprio rilancio, e tra gli anni '50 e '60 distribuisce i propri prodotti in 125 paesi, allargandosi a vodka, whisky, grappa, amari, gin, liquori dolci.
 
Nel maggio 1995 la Stock venne acquisita dalla tedesca Eckes A.G., società di alcolici e succhi di frutta, e nel 2007 diventa proprietà del fondo americano «Oaktree Capital Management», spostando l'organizzazione commerciale dalla storica sede di Trieste a Milano, mantenendo fino a oggi lo stabilimento nell'area industriale giuliana di Zaule.
 
L'ex ad: una notizia triste. «È una notizia triste, è una scelta dettata da una visione troppo finanziaria». È il primo commento all'ANSA di Carlo Emilio Sigliano, ex amministratore delegato della Stock, sulla decisione di chiudere lo stabilimento di Trieste.
«Ero assolutamente convinto, quando lasciai, che ci sarebbe stata una continuità o una valorizzazione», ha detto Sigliano, amministratore delegato fino al 2007, quando il fondo tedesco Eckes decise di vendere alla finanziaria Oaktree. 

Laboratori Teatrali 2012 - Maurizio Zacchigna

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Tornano al Teatro dei Fabbri, per il terzo anno consecutivo, i laboratori teatrali tenuti all’attore e regista Maurizio Zacchigna.
 
L’appuntamento di quest’anno, sempre promosso dall’Associazione Culturale La  Cantina costola de La Contrada – Teatro Stabile di Trieste, prevede due corsi articolati su 12 incontri della durata di tre ore ciascuno. Inoltre Maurizio Zacchigna inaugura un workshop intensivo di 6 giorni nel Comune di Mione (Carnia).
 
Il primo laboratorio sarà dedicato ad un lavoro sul monologo e sulla narrazione mentre il secondo corso è incentrato sull’approndimento della relazione con l’altro in scena. Non ci saranno né limiti né fasce di età perché si vuole favorire il contatto tra persone di generazioni diverse dove ognuno possa portare, per condividerla, la sua sensibilità. 
 
Segreteria MzaLab
mzalab@gmail.com
www.mauriziozacchigna.jimdo.com

Crociere: Trieste punta a diventare primo porto Adriatico

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Nel mercato delle crociere "Trieste punta a diventare il porto di riferimento dell'Adriatico e uno tra i primi del Mediterraneo". Lo ha detto il presidente dell'Autorità portuale, Marina Monassi, a margine della fiera Cruise Shipping, in corso a Miami (Usa).
Le aziende del Friuli Venezia Giulia presenti in Florida sono nove, riferisce il presidente della Camera di Commercio, Antonio Paoletti, "presentate sotto il cappello del progetto regionale 'Fvg Cruise Industry Cluster' di promozione del comparto navale-crocieristico. Grazie all'unione tra la realtà portuale, la Camera di Commercio, le aziende e al finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia - aggiunge Paoletti - si è riusciti a confermare l'area all'interno del Padiglione Italia. Questo nonostante quest'anno sia mancato l'apporto dell'Ice"

Nasce a Trieste il Museo della Bora

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Dalle vecchie corde per legarsi in strada alla macchina sparavento, ospita cimeli di ogni genere il Museo della Bora di Trieste. A metterlo su un gruppo di amici volonterosi, che ha creato nel 1999 una Associazione con l’obiettivo di trasformare quello che ad oggi e’ ancora un museo in fieri, confinato in un magazzino di 60 metri quadrati per ora visitabile solo su appuntamento, in un vero e proprio museo Museo della Bora e del Vento, che molto sarebbe piaciuto a poeti e letterati. Lo racconta oggi l’Adnkronos. 
Nasce a Trieste il Museo della Bora
 
In tanti, infatti, hanno scritto della bora nei loro versi e nei loro libri: tra questi, Stendhal, Peter Handke e Giani Stuparich. “…Bisogna vederla nascere. Qualche anno fa, di febbraio, ebbi l’occasione d’assistere alla sua venuta. L’aria era annebbiata e sonnolenta…“, cosi’ descriveva la bora Stuparich, “…ma poi quando vidi la nebbia sopra la citta’ addensarsi, rotolare e sparire, quando vidi il mare pulirsi – proseguiva la descrizione nel suo ultimo libro, ‘Il ritorno del padre’ – e sentii fremere intorno a me l’aria, giungendomi alla pelle un piacevole frizzio e alle nari un fresco e leggero odore di sassi e di pini, allora capii che cos’era. Nasceva la bora. Si profilava sul ciglio dei colli e poi d’un balzo era giu’, sulla citta’ e sul mare. Le case acquistavano corpo, si tergevano, s’avvicinavano; i moli liberavano le loro sagome forti e squadrate dal velo tenero della nebbia; nei bacini l’acqua del mare prendeva colore e moto. Una freschezza, un ringiovanimento da per tutto…” A capitanare l’impresa del Museo, il presidente dell’associazione Rino Lombardo, una vera fucina di idee su quello che dovrebbe diventare la struttura oggi ospitata in via Belpoggio n. 9, dietro le Rive, vicino all’Universita’ ”vecchia”.
 
L’ambizione e’ innanzitutto quella di allargarsi e di riuscire ad aprire i battenti non solo per appuntamento, come accade ora, telefonando allo 040.307478 o inviando una mail all’indirizzo museobora@iol.it.
D’altra parte, la bora a Trieste fa sempre notizia, e allora perche’, si sono chiesti Lombardo e i suoi amici, non farne anche una attrazione turistica? Gia’ Trieste e’ di per se stessa un museo della bora, con le sue strade bordate di pali e catene a cui afferrarsi nei momenti in cui il vento ti aggancia e tenta di gettarti a terra. Anche due strade della citta’, via Molino a Vento e via del Vento, evocano quel che accade quando da Est Nord Est arrivano i refoli virulenti. Quando il vento e’ forte, dall’alto cade di tutto, nelle strade si rincorrono carte, foglie e quanto altro, il mare e il cielo assumono un colore particolare e le persone che camminano contro vento vengono spinte indietro sui loro passi, mentre se procedono nella direzione del vento vanno quasi di corsa. L’idea di Lombardo e soci parte da un presupposto evidente: il vento non si vede, quello che invece si vede sono appunto i suoi effetti. Il Magazzino vuole suggerire con mezzi limitati ma non per questo inefficaci cosa si potra’ vedere nel futuro Museo. Nello spazio, inaugurato il 31 gennaio 2004, e’ accatastato di tutto. La visita e’ organizzata cosi’ in 20 tappe, durante le quali si fa conoscenza con la bora anche attraverso quello che Lombardo definisce ”archivio multimediale eolico”. Si parte del Barattolo della bora, nato come souvenir che sta riscuotendo molto successo, e si prosegue attraverso cartoline, libri, fotografie, filmati, dvd, dischi, collezioni di venti di tutto il mondo in scatola.
 
Non mancano le vecchie corde a cui aggrapparsi, che erano collocate lungo le strade piu’ battute dal vento, e la macchina sparavento, un oggetto di plastica che spara l’aria per vedere l’effetto che fa. Ma ecco un filmato di Gianni Alberto Vitrotti, che fu premiato nella sezione documentari alla Biennale di Venezia del 1953. E poi lo spazio in cui si puo’ scoprire come si misura la velocita’ del vento, quali sono i venti del Mediterraneo e naturalmente da dove arriva e cosa combina la bora, svelandone caratteristiche e curiosita’. Una attenzione particolare e’ dedicata a come si possa giocare con il vento durante laboratori dedicati ai bambini e non solo. I piccoli possono realizzare girandole e altro, per preparare al meglio ‘Girandolart’, la festa del vento e della fantasia lanciata anni fa dall’associazione. Accadde la prima volta nel settembre del 2000, quando l’Associazione Museo della Bora e del Vento insieme all’Assessorato alla cultura del Comune di Trieste organizzo’ la grande festa delle girandole, creando un incontro tra l’Associazione, il vento e la citta’ Ma ecco come scriveva della bora un esperto studioso ormai scomparso, Silvio Polli. ”La bora di Trieste e’ un vento continentale secco e freddo che scende, con violenza, dall’Altopiano carsico al mare soprattutto nella stagione invernale. Essa e’ dovuta essenzialmente alla configurazione geografica molto particolare della citta’. Trieste e’ infatti situata fra l’estremita’ di un mare relativamente caldo, che si inoltra nel continente, e un elevato e freddo retroterra con un valico aperto sul golfo della citta‘”.
 
“Se la differenza di pressione – proseguiva l”esperto’ – viene esaltata dal transito di una depressione (ciclone) sulI’Adriatico, o dalla formazione di una zona di alta pressione (anticiclone) sull’Europa centro-orientale, oppure dalla contemporanea presenza di una depressione sul mare e di un’alta pressione sul continente, allora il flusso d’aria discendente assume velocita’ elevate e caratteri di impetuosita‘”. I forestieri, rimangono sempre incuriositi dalla distinzione tra bora scura e bora chiara. Ecco come la spiega Polli: “La bora, quale flusso di aria fredda, ha uno spessore di poche centinaia di metri, da 400 a 800 m. Sopra di essa il cielo puo’ essere sereno e allora si ha la bora chiara, se invece e’ sovrastata da formazioni nuvolose sciroccali si ha la bora con cielo coperto, cioe’ bora scura“. La bora e’ un vento catabatico, che significa che scende dall’alto verso il basso. Il deflusso, cosi’ Polli ricostruisce il tragitto della bora, avviene dalla Vallata della Sava di Lubiana e di Zagabria attraverso i valichi situati fra le Alpi Giulie Orientali e i monti Kapela e Velebit della Croazia.
La corrente aerea, nella sua discesa verso il mare, viene divisa, dal gruppo del Monte Nevoso, in due flussi, e quello che scorre tra la Selva di Tarnova e il Monte Nevoso attraverso il valico di Postumia, dilaga sull’altopiano carsico e precipita sul golfo di Trieste con una velocita’ che va rapidamente aumentando nella discesa. Tutta la citta’ e’ un palcoscenico per lo spettacolo della bora, eppure vi sono dei punti in cui, da prima attrice, vuole strafare. E questi punti sono ben documentati nel Magazzino. Il futuro Museo ha ambizioni di diventare uno spazio interdisciplinare, tra scienza, arte, cultura e societa’. La bora dovrebbe favorire la circolazione e lo scambio delle idee, dando per prima un ottimo esempio di come si possono superare i confini. Scopo del Museo, proporre iniziative artistiche e culturali ispirate direttamente o indirettamente alla bora e/o al vento. Organizzare (anche in collaborazione con altri enti o associazioni) eventi, quali tavole rotonde, mostre scientifiche, inchieste, viaggi ed escursioni, etc.

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